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Elena Carletti
7 mesi

7 mesi
SINOSSI

Elisabetta è una trentenne pigra, spendacciona e non le importa niente di nessuno. Ama le scarpe con il tacco, il caffè, la birra e, più di tutti, mortificare le persone. Quando riceve la partecipazione di nozze di una sua ex compagna di scuola va nel panico. Come può presentarsi senza lavoro e senza un accompagnatore? Si prefigge tre obiettivi: dimagrire, trovare lavoro e un fidanzato.

Nei 7 mesi che la separano dal matrimonio farà di tutto per raggiungere il suo scopo e, grazie all’aiuto di Roberto, riuscirà a trovare lavoro da un commercialista. Lavoro che si complica quando la donna propone un progetto di risanamento per una ditta che sta fallendo, coinvolgendo l’amico e Ivana: la collega apprendista piena di buone intenzioni.

Elisabetta ultra – determinata per i suoi loschi scopi, inappropriata nel ruolo di benefattrice, narcisista e sboccata riuscirà a capire che nella vita contano anche i sentimenti? Sono sufficienti 7 mesi per cambiare una persona?

PRIMO CAPITOLO

A mano a mano ti accorgi che il vento 
Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso 
La bella stagione che sta per finire 
Ti soffia sul cuore e ti ruba l'amore 

A mano a mano si scioglie nel pianto 
Quel dolce ricordo sbiadito dal tempo 
Di quando vivevi con me in una stanza 
Non c'erano soldi ma tanta speranza 

E a mano a mano mi perdi e ti perdo 
E quello che è stato mi sembra più assurdo 
Di quando la notte eri sempre più vera 
E non come adesso nei sabato sera.... 
Ma...dammi la mano e torna vicino 
Può nascere un fiore nel nostro giardino 
Che neanche l'inverno potrà mai gelare 
Può crescere un fiore da questo mio amore per te 

E a mano a mano vedrai che nel tempo 
Lì sopra il suo viso lo stesso sorriso 
Che il vento crudele ti aveva rubato 
Che torna fedele 
L'amore è tornato .... 

Ma...dammi la mano e torna vicino 
Può nascere un fiore nel nostro giardino 
Che neanche l'inverno potrà mai gelare 
Può crescere un fiore da questo mio amore per te

 

Forse ho ancora del lavoro da fare, comunque questa canzone ha di sicuro cambiato la mia vita trasformando una fredda ragazza in … ma aspettate. Cominciamo dal principio.

 

 

1.

La notizia

 

«Eli ti alzi?» sento dire dalla cucina. Non rispondo, ho voglia di rimanere a letto oggi. Settembre è iniziato da appena due giorni; è piovuto questa notte e il tepore del lenzuolo rimane la cosa più piacevole provata negli ultimi due mesi, dopo un’estate infernale. Affondo la testa nel cuscino, i raggi di sole che filtrano dalla finestra mi si conficcano negli occhi che sento bruciare.

«Eli!» continua mia madre. Accidenti, quando ci si mette è proprio insistente. Cerco di tirarmi su dal letto ma è così invitante che avrei voglia di rimanerci tutto il giorno. L’ho già fatto altre volte. Alzo gli occhi che incontrano lo specchio appeso al muro, dipinto di un fucsia acceso, posto di fronte al letto. Che colore assurdo, dovevo essere ubriaca quando ho preso il pennello in mano. Sposto una ciocca di capelli dal volto e la bocca mi si piega in una smorfia di disgusto. Un ammasso scuro e stopposo si accanisce sulla testa.

«Eli dai, sono le dieci, c’è posta per te».

«Arrivo» rispondo con voce assonnata. Sono brava a fingere qualche volta, dovrei fare un corso di recitazione. Magari trovo lavoro in qualche teatro, o potrei diventare la protagonista dell’ultimo film di Spielberg.

«Buongiorno mamma». Mi guarda con un’espressione di chi sarebbe capace di farti prendere fuoco solo con un’occhiata. So di non avere un bell’aspetto, soprattutto il lunedì mattina, dopo una serata passata a guardare l’ultimo assurdo film del terrore alla televisione in compagnia di tre bottiglie di Ceres. Spero di averle levate dal tavolino ieri sera.

«C’era questa per te nella cassetta della posta» dice porgendomi una busta. Non avvisa mai quando decide di venirmi a trovare, il che succede almeno tre volte a settimana e, come se avesse un apparecchio speciale che capta le serate “mondane”, si presenta sempre il giorno dopo. Questa casa sarà anche loro ma ci vivo da sola da quasi un anno, l’ho arredata e ridipinta io. Devo cambiare la serratura.

Mi consegna la busta che conserva gelosamente tra le mani. Oh no, sembra una partecipazione di matrimonio. La apro per scoprire che ho ragione. Cinzia, la mia compagna delle superiori, si sposa. A marzo.

Cinzia: mora, bassina, denti storti, un naso aquilino, una seconda scarsissima. Nemmeno particolarmente simpatica. Gli ultimi due anni delle superiori li ho passati accanto a lei, nello stesso banco, per via di una stupida decisione scolastica che attribuiva i posti in base al cognome. Elisabetta Arte, Cinzia Astuti.

Che poi era veramente astuta la ragazza. Sotto una faccia da santarellina si nascondeva un leone. Sapeva sempre quello che voleva e, non so come, riusciva a ottenerlo. Prima dell’esame di stato girava voce che si fosse messa insieme al ragazzo più figo della scuola. Non ci credevo, poi li vidi insieme. Mi aveva rivolto un’occhiata di trionfo.

L’avevo incontrata per strada cinque anni dopo. Io, da brava asociale, avevo attraversato per non trovarmi sulla sua direzione di marcia ma lei, da brava donna di mondo, mi aveva chiamata facendo segno di aspettarla. Mi ero ritrovata in un lampo dentro un bar a sorseggiare thè in sua compagnia. Lavorava in un’agenzia di viaggi da cinque anni, era fidanzatissima (usando il suo gergo), e viveva in un appartamento che, appena finito di pagare il mutuo, sarebbe stato suo e di Matteo per sempre.

Matteo era davvero il più figo della scuola e stavano ancora insieme.

Mi aveva guardata con dubbia compassione appena le avevo rilevato che no, non avevo un fidanzato e nemmeno un lavoro.

«Che cos’è?» chiede mamma indicando la busta.

«Una partecipazione di matrimonio».

«Oh che bello, chi si sposa?» non trovo nessuna frase sarcastica così mi limito ad attenermi ai fatti.

«Cinzia».

«La tua compagna di banco?»

«Sì».

Non aggiunge altro, si volta e comincia ad affaccendarsi davanti al lavandino. Chissà cosa starà pensando in questo momento. Soprattutto che cosa ha intenzione di prepararmi? L’ultima volta sono stata costretta a portare qualche lastra di lasagna alla mensa dei poveri. Sono convinta che vorrebbe ci fosse il mio nome scritto su quella partecipazione. Ma non penso sia possibile sposarsi da soli.

Quindi, cara mamma, dovrai attendere.

«Chissà se le piace ancora l’amarena» dico a un certo punto.

«A Cinzia?»

«Sì, ricordo che quando andavamo in gelateria prendeva sempre amarena e cioccolato, che abbinamento di merda».

«Elisabetta, moderati».

Alzo gli occhi al cielo mentre finisco di bere il latte. Non le piace quando parlo come una scaricatrice di porto però ogni tanto lo faccio lo stesso. Non per darle un dispiacere, certe parole partono dal cervello ed escono dalla bocca senza il mio volere. Ho i filtri che disubbidiscono.

«Ci andrai?»

«Non lo so, non è che ho tutta questa voglia di vedere i miei ex compagni di classe».

Non è la verità, oddio forse un po’ sì, non ho alcun tipo d’interesse verso di loro. Come un flashback mi ritorna in mente lo sguardo di dubbia compassione di Cinzia di cinque anni prima, perché, secondo lei, sono una fallita.

Non sono fidanzata, ma devo dire che la cosa mi interessa ben poco, e non ho un lavoro. Per la verità sono stata licenziata qualche settimana fa, un lavoro che non rimpiango ma che mi permetteva di essere indipendente. Tornare a casa con i miei è impensabile dopo aver assaporato la vita da sola, e non ho la minima intenzione di presentarmi al matrimonio in questa situazione.

Guardo il calendario, 2 settembre, ho solo sette mesi di tempo prima del matrimonio.

Ho solo sette mesi di tempo per cambiare la mia vita.

 

 

Specifiche

Esiste una versione Ebook?

si

Prezzo Ebook

0,99 euro

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