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David Berti
BLACK OUT

BLACK OUT
SINOSSI

SINOSSI

Renzo Cavalieri, giornalista alla continua ricerca della verità che si cela dietro i più inquietanti e drammatici eventi che caratterizzano i nostri giorni.

Mary Sciarpa, medico impegnato in missioni umanitarie sempre in viaggio in paesi a rischio, dove la barbarie sembra aver preso il posto della civiltà.

Entrambi i protagonisti, sulla soglia dei quarant’anni e delusi da relazioni fallimentari, sono accomunati dall’amore per il loro lavoro e da un’indefinibile inquietudine esistenziale. Due vite parallele destinate a non incontrarsi, se un black-out, apparentemente casuale, non le portasse letteralmente a scontrarsi, all’aeroporto di Fiumicino, poco prima dell’imbarco di Renzo per New York e di Mary per la Siria.

Un viaggio che da Firenze, dove entrambi vivono, passando per la splendida terra di Maremma, li condurrà in luoghi affascinanti e misteriosi, come la meravigliosa Istanbul.

Un enigma, pervenuto a Mary per mezzo di un anziano pescatore e a Renzo tramite una cartomante, legherà il loro destino. Sullo sfondo la bellissima isola d’Elba e la leggenda dell’Innamorata di Capoliveri che, per mezzo di un trascendente filo che congiunge insieme passato e futuro, sembra risolversi nella storia presente dei nostri personaggi. Cosa spinge realmente Renzo ad andare a New York e quale verità sta cercando, nascosta dietro i più sanguinosi conflitti che affliggono il nostro pianeta?

 

 

PRIMO CAPITOLO

CAPITOLO I

Firenze, 4 maggio 2015

ore 22

 

Pochi giorni prima di incontrare Mary, Renzo Cavalieri era seduto alla scrivania della sua camera da letto, assorto davanti al computer. I suoi profondi occhi scuri, in alcuni momenti scintillanti di una luce indefinibile, erano persi dentro lo schermo, ma guardavano oltre. Il suo sguardo era penetrante. Talvolta, le persone si sentivano a disagio quando le fissava. Avevano la sensazione di essere scrutate dentro, come se quel giovane uomo di quarantadue anni potesse carpire i segreti più reconditi della loro anima. Altre volte, invece, era sorprendente come quegli stessi occhi potessero essere dolci, innocenti, puri, tanto da suscitare un sentimento di profonda tenerezza in colui che vi si perdeva. Nonostante non fosse più giovanissimo, Renzo conservava un fisico asciutto e tonico. La presenza di qualche capello bianco non gli impediva di essere ancora un uomo affascinante e di dimostrare meno della sua età anagrafica. La sua pelle dorata, come eternamente abbronzata, lo rendeva simile a un pirata o semplicemente a un uomo di mare, avvezzo alla continua esposizione ai raggi solari. Nella realtà era un giornalista e, in questo momento, era intento a stendere un articolo che avrebbe dovuto inviare via email, alla redazione del suo giornale. In quel periodo scriveva i suoi pezzi da casa, in attesa di essere trasferito come inviato a New York. Aveva bisogno di un cambiamento, di crescere professionalmente, e gli Stati Uniti d’America gli sembravano essere il posto giusto. Lo avevano sempre affascinato per le loro tante contraddizioni. Era convinto che la chiave di accesso alla soluzione di molti problemi del pianeta potesse trovarsi solo lì. Voleva formulare un’analisi precisa dell’attuale periodo storico, dilaniato da conflitti militari, finanziari, religiosi, etnici e da cambiamenti climatici che stavano rivoluzionando sempre più, in via definitiva, il pianeta e la vita di milioni di esseri umani. Semplicemente, New York stava agli States, come Roma al suo impero duemila anni prima. Se le decisioni più importanti venivano prese lì, lui voleva comprenderne le ragioni. Mentre era assorto in queste riflessioni, squillò il telefono.

“Pronto?”

“Ciao Renzo”.

“Chi è?”

“Sono Mario, il tuo caporedattore. Non mi dire che non mi hai riconosciuto!”

“Scusa, mi hai colto di sorpresa”.

“Invece di lavorare per me e per il giornale, che ti dà il pane, ormai ti perdi troppo spesso nei tuoi vaneggiamenti. Tuttavia, glissiamo sull’argomento. Ho qui, sotto il naso, la tua richiesta di trasferimento a New York. Che storia è questa? Perché vuoi andare in quella bolgia metropolitana? Lì ti mangiano con i panni addosso!”

“Vedi, al di là di quello che dici, sai perfettamente chi sono e quanto valgo”.

In effetti Mario era consapevole che Renzo era un giornalista di talento e una mente illuminata.

“Voglio andare là, perché i tre poteri tradizionali di uno stato, non bastano a condizionare tutte le dinamiche geopolitiche mondiali. C’è un altro potere che, sin dai tempi antichi, può assoggettarne tutti gli altri e influenzare le governance internazionali... quello economico, che lentamente si è trasformato sempre più in finanziario”.

“Ma cosa stai farneticando!”

“Lasciami finire e non fare finta di non capire”, Renzo si schiarì la voce e continuò, “Oggi, con la globalizzazione e l’informatizzazione, questo potere ha assunto ancor più vigore, arrivando a far prosperare paesi o a condurli nel baratro. E la sede mondiale di questo potere è Wall Street, collocata esattamente al centro della Grande Mela”.

“Che diavolo! Lo so, ma sei una testa calda. Ho paura di quello che scriverai da là. Non ti è mai bastato guadagnarti la pagnotta stando alla larga dai problemi. Spera che qualcuno lassù ti guardi e ti protegga! Te lo dice una vecchia canaglia, che avrai bisogno del suo aiuto, perché ti infilerai certamente dentro qualche guaio! Tuttavia, non cantare vittoria! Non ho ancora firmato il tuo nulla osta”.

Dette queste parole, riagganciò bruscamente, non lasciando a Renzo la possibilità di replicare. Perplesso, si massaggiò le tempie per alcuni minuti, cercando di rilassarsi e liberare la mente. Allentata la tensione, si mise al lavoro per finire di stendere il suo articolo. Riuscì a sdraiarsi sotto le lenzuola solo a notte fonda. La mattina seguente, fu svegliato dal suono del suo cellulare. Si girò più volte nel letto, usando il cuscino per tapparsi le orecchie, maledicendo chi aveva interrotto i suoi sogni. Alla fine, arresosi all’insistenza di quelle ripetute chiamate, rispose con voce gutturale e la bocca impastata, senza guardare sul display chi fosse.

“Pronto?” “Ciao Renzo, sono Francesca. Ti devo dare una bella notizia”.

Francesca era la segretaria venticinquenne del suo caporedattore. Una ragazza solare, sempre di buon umore. L’unica persona, secondo lui, che potesse stare vicino a Mario per sette ore al giorno, senza avere istinti suicidi. Non molto alta, ma ben proporzionata, aveva fianchi accattivanti e due grandi occhi scuri da cerbiatta.

“France, spero sia veramente importante, perché ho lavorato fino a tardi per spedirvi in tempo l’articolo. Se tu avessi guardato l’ora in cui ve l’ho mandato, forse non mi avresti svegliato!”

“No, caro mio! Ti avrei buttato giù dal letto lo stesso. Apri bene le orecchie. Dopo aver letto il tuo pezzo, incentrato sulle correlazioni tra politica, organizzazioni criminali e sbarchi di clandestini, e aver imprecato per un buon quarto d’ora, Mario mi ha chiamata nel suo ufficio. Indovina a cosa ho assistito? Alla firma del nulla osta per il tuo trasferimento alla nostra sede di New York. Incredibile! Sono felicissima per te!”, disse queste parole con voce euforica e squillante.

Renzo poteva immaginarsela mentre si agitava sulla sedia. Continuò:

“Ti ho prenotato un volo per domani mattina. Però devi passare subito di qui, per prendere il voucher per il check in e per parlare con lui”.

“Grazie bellezza, ci vediamo tra un po’”.

Renzo, ancora confuso dalla bella notizia e dalla sonnolenza, si alzò con difficoltà, cercando di raggiungere, barcollando, il bagno. Aprì il rubinetto della doccia e, non aspettando che l’acqua diventasse calda, vi entrò. Lo shock termico lo fece trasalire, ma, allo stesso tempo, lo destò completamente. Preparò al volo una valigia. Aveva deciso di non portare molte cose con sé. L’essenziale sarebbe bastato. Al resto ci avrebbe pensato una volta arrivato a destinazione. Percepiva il bisogno di sentirsi leggero durante il viaggio. Bevuta la sua tazza di caffè, aprì la finestra del salone. La sala fu inondata da una fulgida luce e da una fresca brezza mattutina, che rallegrarono il suo cuore. Un senso di libertà e d’entusiasmo lo invase. Quel viaggio, anche se intrapreso per motivi di lavoro, gli avrebbe donato l’opportunità di spezzare quelle catene che, già da tempo, stavano imprigionando la sua anima e soffocando il suo respiro. Lasciò il suo spirito librarsi nell’aria, trasportato dal vento, al di sopra degli antichi vicoli, dei tetti dei palazzi rinascimentali, fino a quando anche il monumentale duomo fiorentino non divenne un piccolo puntino in un mosaico di colori.

Specifiche

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