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Fabiano Pini
Che mondo!

Che mondo!
SINOSSI

Paradiso. Dimensione atemporale volgarmente chiamata eternità. Quattro importanti uomini del passato, più un riflessivo e affabile barbiere, rimangono attoniti di fronte al mondo e alle azioni dell’uomo, mentre osservano la Terra dall’alto attraverso un modernissimo monitor chiamato «Grande Oblò». È con queste incredibili e accattivanti premesse che ha inizio Che mondo! Quello ideato nel romanzo è infatti un paradiso super tecnologico, in cui il così chiamato Principale – nientedimeno che l’Onnipotente – chiama a raccolta alcune delle personalità più geniali che hanno popolato la Terra, dando loro il prestigioso ruolo di Indagatori celesti e creando dunque una squadra che si occupi di risolvere i mali dell’umanità.
Così ci ritroviamo innanzi a Napoleone III, Albert Einstein, Sandro Pertini, Leonardo da Vinci e il meno celebre (ma non meno importante) Ovidio Ruffini in un gruppo di discussione e riflessione sui problemi che affliggono l’umanità, tentando di risolverli con tenacia, perseveranza e un pizzico di follia.

PRIMO CAPITOLO

Che mondo!

 

L’alba di un nuovo giorno, appare sui campi verdi e roridi di rugiada, con quel filo di nebbia che si staglia dal suolo fino a coprire le gambe, appiccicando la stoffa sulla pelle e portando il profumo dell’erba bagnata, fin dentro le narici. La luce appena accennata, coglie ancora nel sonno una moltitudine di gente e di animali ancora nei loro accoglienti rifugi, suonando una sveglia su tutti quei corpi ancora distesi e impegnati nei sogni di buone speranze, confusi con una realtà avviluppata a quella nebbia mattutina che pare difficile da diradare.

Diversa la situazione ai piani più alti di questa dimensione terrena. Mi sono sempre chiesto come possa trascorrere la vita lassù, in Paradiso, dove mi è stato sempre detto da persone che se ne intendono, pare esista la vita eterna. Si alternano i giorni alle notti o persiste il sole perenne? L’estate passerà la mano all’autunno mentre l’inverno farà l’occhiolino alla primavera? Di sicuro c’è sempre la nebbia, visto che nei film e nelle pubblicità, gli pseudo abitanti dell’immensità, camminano tutti avvolti in una sorta di panna montata fluttuante. Già, e i perenni abitatori delle volte celesti? Mi sono sempre chiesto se sono avvolti da tuniche di un bianco candido o siano insaccati in abiti più stravaganti tipo, che ne so, pòncho alla Clint Eastwood o tute borchiate e scintillanti alla Elvis Presley. E mi sono anche chiesto, se i caratteri e i modi di fare che avevano quando zampettavano sul suolo terrestre, continuano ad averli anche lassù oppure sono diventati placidi e tranquilli come aver digerito un indottrinamento collettivo subìto dal Divino, magari dopo essere stati sottoposti a un trattamento da parte di un’infernale macchina stile “creazione di Frankenstein” (Ops! Ho detto infernale!). Comunque siano le condizioni lassù, quaggiù non è dato sapere, per il momento, quindi ognuno di noi immagina con la propria fantasia e guidati dal proprio credo, le più disparate condizioni di vita personale e sociale. Ma alcune domande, tra migliaia di altre, mi attanagliano maggiormente. Visto che di lavorare come nel passato non se ne parla, come impiegano il loro tempo eterno? Che cosa fanno tutti i giorni? Quale ludiche attività svolgono? Hanno un O.D.G. (Ordine Del Giorno) da rispettare, stilato da una sorta di Fureria comandata da un graduato o si affidano alla cieca stile “’ndo cojo, cojo” bighellonando sulle molteplici nuvolette sparse per le immense celesti praterie? Fintanto che l’ufficio stampa di San Pietro non ci invia una mail di conferma o di smentita, proviamo a teorizzare alcune situazioni verosimili, andando a ricercare parallelismi surreali ma altrettanto affiancabili alla realtà. Non so se voi avete mai tentato cose simili ( bè, ammetto che ci vuole una mente abbastanza deviata) ma mi sono immaginato i classici quattro amici al bar, anzi cinque, che con le loro mentalità e modi di fare, commentano tutto ciò che osservano “dall’alto”, sputando sentenze e rimedi altrettanto surreali quanto improbabili, anche se su quest’ultima affermazione, avrei dei dubbi. Ma questi cinque amici, non sono persone comuni, almeno nella vita terrena, non hanno avuto dei lavori altrettanto comuni ma personaggi abituati fin da piccoli ad avere alti ideali, alte aspettative di vita che si sono successivamente avverate una volta raggiunta la matura età.

Che succederebbe se i capitalisti del passato, i condottieri, gli scienziati e gli inventori una volta deceduti, avessero la possibilità di osservare “dall’alto” tutto quello che l’uomo moderno ha deliberatamente rovinato tutto ciò che loro, nel passato, hanno creato o contribuito alla formazione di condizioni vantaggiose per le persone della loro epoca e per quelle future?

Che succederebbe se i politici e i padri costituenti le Leggi, gli statisti ideatori di metodi e sistemi, impartito ordini in maniera patriottica e legale, contemplassero lo sfacelo causato dai loro simili? Come parlerebbero tra loro? Quale tipo di conversazione intratterrebbero? Ma soprattutto, quali soluzioni adotterebbero per riportare sulla Terra la legalità, l’onore, il rispetto, l’educazione, l’amore? Scenderebbero a patti col diavolo, con licenza di Dio, pur di toccare nuovamente il suolo terrestre per mettere le cose al posto giusto? Resterebbero dove sono o una volta ridiscesi, tornerebbero sui loro passi pur di non avere più niente a che fare con i “pazzi uomini moderni” che li hanno succeduti?

Chissà…

 

“Ma parblè! Dobbiamo aspetàr ancora moltò?

“Hai qualcosa di più urgente da fare freund?

“Ma oui, certamònt!”

“Si, come no: giocare a soldatini sperando di vincere la battaglia di Sedan, almeno una volta” tra le volute di fumo della sua pipa con l’aria austera delle grandi occasioni.

“Messeri, pazientate e deliziate i vostri occhi con il superbo panorama che la nostra posizione ci offre” allargando le braccia in segno di meraviglia. Una voce dal tono supremo, sottolinea lo sbaglio di quel gesto pacato ma inopportuno “Leonardo!” come a dire che “solo io posso esprimermi con certi gesti,”

“Scusate Vostra Maestà…!” Chiudendosi a riccio e abbozzando un inchino in segno di scusa.

“Solo perché hai la barba uguale, non ti autorizza a scerte liberté…italièn..” Un indispettito Napoleone III, lancia una frase di stizza nei confronti di un Leonardo da Vinci altrettanto corrucciato, che strizza quei piccoli occhi sempre attenti come a difendersi da quell’antipatica accusa sparata, come sempre, a bruciapelo. Tra le mani stringe il prototipo di un’elica trapezoidale appena costruita, accennando il gesto di scagliarla verso l’odioso compagno di avventura, bloccato sul nascere da Albert Einstein, posizionato tra i due litiganti, raccomandandogli di non farlo

“Fermati amiko! Non cadere nella trappola di quel francesucolo. E’anche più piccolinen di te.” Leggermente in disparte noncurante della scaramuccia dei suoi colleghi, Sandro Pertini lancia sbuffi di fumo come fosse una ciminiera, divertendosi a formare anelli biancastri in direzione dell’alto del cielo. Nel mentre, BUDUBRUMM!, un tuono intorno ai loro piedi li fa sobbalzare dalla paura, al tempo stesso dell’inizio di una acutissima sirena d’allarme antincendio, scattata con il fumo prodotto dalla pipa.

“Parblé!!”

“Corpo di mille pipe!”

“Acthung, a terra!!”
“Per mille eliche attorcigliate!”, scagliandosi immediatamente a terra.

“Sandro, quante volte ti ho detto di andare nell’area fumatori e voi tutti, smettetela di punzecchiarvi come dei bambini” solenne, imperiosa ma non arrabbiata, la voce di colui che tutto può, interviene a placare gli animi dei burrascosi amici, riportando la serenità ottimale. 

 “Scusate Vostra Immensità, potremmo sapere perché siamo stati condotti qua?” chiede Leonardo

“Sciusto. Porquà?” ribadisce Napoleone.

“Capisco che non avete letto le dispense”, lasciando il tempo di memorizzare quanto appena udito. “Invece di perdere inutilmente tempo a bisticciare, se vi foste voltati…” lasciando la frase aperta per farli voltare. Dinnanzi ai loro occhi, volteggiano cinque fogli con scritto i loro nomi e, sotto, un’unica parola: INDAGINE. Si avvicinano circospetti, si guardano tra loro allungando timidamente le braccia e prendendo i quattro fogli con i rispettivi nomi. Leggono imbarazzatissimi e senza proferir parola, tornando a guardarsi nuovamente, lanciandosi occhiate interrogative e mimando con le mani o esternando con espressioni di meraviglia, tutto il loro “non capire niente di quello che c’è scritto.”

“Ehm, scusate Signore ma…” titubando con la voce per paura di essere fulminato, Leonardo “Leo” per gli amici, azzarda la legittima domanda “Che significa?”

“E perché il quinto nome? Noi siamo solo quattro!” Trascorrono alcuni istanti di silenzio in cui tutti con il naso all’insù, aspettano trepidanti la Voce.

“Da molto e molto tempo ho creato un mondo che credevo perfetto, condiviso e condivisibile da tutti, incentrato sulla fratellanza e uguaglianza dei popoli. Ho faticato distribuendo in egual misura, uomini e donne disseminandoli in ogni luogo, raccomandando e insegnando loro, una procreazione univoca dettata dall’amore e dal rispetto reciproco. Ho impiegato secoli spiegando all’uomo di non sottomettersi alle leggi umane che spingono all’idolatria, al Dio denaro, all’egoismo, allo sfruttamento e alla legge del profitto. All’idolo del piacere, alla legge del consumismo, del soddisfacimento del solo interesse personale o del falso progresso sessuale; all’idolo della materia, nell’apparire che sovrasta l’essere. Nei miei progetti, niente di tutto questo era contemplato ma nonostante gli sforzi profusi, il fraintendimento e la modernità nei secoli, hanno tracimato le menti, ribaltato i concetti, annientato i criteri. C’è bisogno dunque, di tornare tra i popoli e seminare nuovamente principi fondamentali, tessere d’accapo parametri e leggi inconfutabili e incancellabili che abbiano la forza necessaria di affermare il giusto e l’onestà, di annientare il male e la poca volontà; di spandere con nuova forza, ancora più amore. Per questo figli miei vi ho chiamati a me, affinché con la vostra lungimiranza, riusciate a colmare le lacune dell’uomo, in quanto uomini e a soddisfare le voglie dei fratelli e sorelle abbandonate, incamminatesi su strade buie e tormentose.”

Un silenzio surreale si impadronisce dei loro corpi, dei movimenti e dei pensieri. Per alcuni interminabili secondi, nessuno osa aprire bocca credendo che Lui debba continuare l’orazione e anche perché non sanno cosa dire. Poi, il Presidente azzarda un’uscita

“Mi perdoni Santità, ma di preciso, cosa dobbiamo fare?”

“Sciusto, qual è il nostro incàric?”

In risposta a tali domande, dal mare di panna si erge un tavolo rotondo, tutto circondato da una soffice nebbia, con al centro un Grande Oblò: una sorta di enorme televisore dove scorrono immagini in tempo reale della vita terrestre. Ai lati dell’Oblò incastonati nel tavolo, si stagliano dei grossi tasti, con al centro  varie scritte, una sorta di “bottoni del telecomando”. Su quei bottoni sono chiari i riferimenti agli argomenti su cui indagare: Corruzione, Bullismo, Opinione Pubblica, Degrado, Educazione Civica, Femminicidio e altre numerose attinenze alle nefandezze del “mondo di sotto.”

“Ecco”, evidenziando l’oggetto misterioso che sta ultimando la sua composizione con altri accessori, sotto gli occhi degli esterrefatti “Generali” di un nuovo esercito del bene.

“Quello che dovrete fare è osservare, comprendere e possibilmente redimere le motivazioni delle gesta che inducono gli uomini a praticare atti orripilanti, al fine di individuare il rimedio a tali brutture, stilando un rapporto dettagliato utile a inquadrare il male per poterlo distruggere e il peccatore a redimerlo.”

“Fiuuu…wunder!” Dopo altri attimi di indecisione, è Albert “Albi” per gli amici, a esternare un sibilo di meraviglia, destando tutti da uno stato catatonico tipo “stordimento divino.”

Nel frattempo, nella hall della reception, una calca sempre più rumorosa, sta facendo impazzire gli operatori preposti all’accoglienza e smistamento dei nuovi arrivati: un viavai infinito!

“Ovidio Ruffini?” chiede una sorridente e procace segretaria.

“Sono io” facendo un passo avanti.

“Benvenuto Ovidio! Questo è il tuo pass e buona permanenza. Avanti un altro, prego!”.....

Specifiche

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si

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