Abbiamo 757 visitatori e nessun utente online

Davide De Vita
Emme

Emme
SINOSSI

Uno spietato serial killer, ad Iglesias, uccide in maniera efferata le bibliotecarie del centro minerario, una dopo l'altra. Solo il commissario Spiga e la sua vice Cao sembrano in grado di fermarlo, nell'unico modo possibile: unire i puntini.

PRIMO CAPITOLO

Capitolo 1: Anna.

 

Iglesias, alba di domenica 17 dicembre 2017.

 

Ploc!

Era una persona gentile: educata, cortese, di buone maniere; compiva gesti di beneficenza, come portare sacchetti della spesa in chiesa o lasciare abiti dismessi ma in buone condizioni alla Caritas, con grande discrezione.  La si sarebbe potuta definire all’antica.  Salutava tutti, non si lamentava di nulla, facendolo solo quando opportuno. Proseguiva per la sua strada, accettando lavori occasionali ma sufficienti per tirare avanti. Sapeva essere simpatica, non aveva difficoltà a chiacchierare di tutto, con tutti; colta, più intelligente della media, frequentava la biblioteca e conosceva tutte le ragazze che ne componevano lo staff. Passava molto tempo con loro mandando a memoria manie, abitudini, modi di dire e fare, altre informazioni indispensabili per il suo progetto, come indirizzi, situazione sentimentale o familiare, orari e turni di lavoro, preferenze di lettura e musicali, cinematografiche.

Tutto insomma; loro stesse, senza rendersene conto, avevano fornito quelle informazioni: bastava mostrare un minimo d’interesse ed erano felici di poter parlare con qualcuno disposto ad ascoltarle.

Sui social network aveva due dozzine di falsi profili, usando i quali aveva composto dei dossier su ognuna: quanto amava la tecnologia del ventunesimo secolo!

Per muoversi meglio nella realtà era diventata capace di mutare rapidamente il proprio aspetto a piacimento e a seconda delle circostanze.

Si adattava.

Trasferitasi dalla Vecchia alla Nuova Città, s’era sempre comportata così.

Oddio, questa non era esattamente nuova come le precedenti, ma il progetto lo richiedeva, quindi doveva agire di conseguenza; le altre persone non l’avrebbero mai compreso, non sarebbero mai giunte nemmeno a sfiorare ciò che aveva in mente, ora che mancavano così poche tessere a concluderlo.

Ploc!

C ‘era poi l’altra faccenda a prendere spesso il sopravvento, fastidiosa, capace di distrarla; ma proprio in quella albergavano la spinta, l’origine, l’estro pulsante del suo agire.

Ploc!

Si dedicò con più impegno al suo ultimo lavoro, il primo della nuova serie, la più importante di tutte; saggiò i nodi, considerando la fortuna di aver trovato in loco dei sostegni così robusti, contò ciò che c’era da contare, lasciò ciò che doveva essere lasciato nel luogo stabilito, quindi si accertò che nulla, assolutamente nulla fosse trapassato dall’interno del suo insolito abbigliamento all’esterno e viceversa.

Una volta a casa, lontano da lì, avrebbe verificato di nuovo, ma l’esperienza imponeva uno se non più controlli durante le operazioni.

Ploc!

Riprese in mano la borsa degli attrezzi dopo avervi riposto le pinze da elettricista e l’altro utensile, quindi sempre con estrema lentezza cominciò a scendere dalla scala metallica; una volta a terra, prima di procedere, ne controllò i gradini, uno per uno: non aveva lasciato la minima traccia. Con la stessa cautela rimosse uno dopo l’altro i quattro blocchi in legno, ognuno con una scanalatura della giusta misura nella parte superiore e un rivestimento in gomma in quella inferiore, da sotto le verghe metalliche alla base della scala stessa. Costruirli era stato necessario sia per fermare la scala e darle la maggiore stabilità possibile, sia per raggiungere l’altezza desiderata. Camminò intorno all’enorme pozza che si era formata sul pavimento, portandosi ad una distanza sufficiente da permettergli di ammirare l’opera nel suo insieme: si compiacque dell’espressione di terrore rimasta dipinta sul volto della ragazza, si soffermò sugli innumerevoli tagli che le avevano prima ridotto camicetta e gonna a brandelli e poi le avevano morso la carne, quindi si concentrò su una delle tante gocce di sangue che, obbedendo alla legge di gravità, una volta abbastanza gonfie piovevano sul pavimento a scacchi producendo il caratteristico

Ploc!

Raggiunse il luogo nel quale avrebbe trascorso la notte, distese un telo di nylon sul pavimento prima di sedervisi sopra a gambe incrociate, s’infilò gli auricolari, fece partire la musica dallo smartphone e canticchiando cominciò la seconda parte di quella prima opera.

Il disprezzo nei tuoi occhi quando mi sono voltato per baciare le sue labbra… Sono disperato, tutti i miei sogni sono negati, sangue sul tuo pugno… Puoi dirmi perché? Puoi dirmi perché?”

(“Tell me why” - “Chiedimi perché” - Bronsky Beat, London Records 1984)

Specifiche

Esiste una versione Ebook?

si

Prezzo Ebook

€ 4,49

Visita il profilo di

Share this product