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Lucia Guida
Romanzo Popolare

Romanzo Popolare
SINOSSI

Donne capaci di inedita determinazione per offrire una possibilità agli affetti più cari. Donne che immolano se stesse per superare l'indifferenza di un amore incondizionato. Esistenze mortificate eppure sublimate da un indomito spirito di sacrificio. Ricorsi che illuminano di luce nuova fatali coincidenze. Tratti comuni che emergono a dispetto di conoscenze reali. Motivi che si fondono, saldati insieme dall'esperienza disperata di Matteo, bello e perverso, malato dentro perché 'la mela non cade mai lontana dall'albero suo'.




Pescara, 1965. I Terrenzi e i De Carlo abitano nel popolare quartiere di S. Donato della città adriatica. Conducono due vite in parallelo sino a quando, attraverso i loro figli, alunni nella medesima scuola elementare, riescono a entrare in contatto. Teresa De Carlo si è trasferita da un paese montano del pescarese per ricongiungersi a suo marito, impiegato, portando con sé Giacomo e Lidia, i loro figli, nella speranza di poter mettere fine a una relazione extraconiugale che la riempie di molti sensi di colpa. Maria Terrenzi è madre di Matteo e moglie di Michele, alcolista, padre-marito-padrone alla ricerca perenne di un lavoro come edile che non riesce mai a conservare. Teresa e Maria diventano amiche. Nel frattempo Michele muore in maniera cruenta e Maria si rifà una vita sposando Mauro De Luca, contabile, mai accettato come patrigno da Matteo. Passano dieci anni. Nella vita dei De Carlo e dei Terrenzi-De Luca tutto scorre come sempre. Giacomo è diventato ragioniere e in procinto di congedarsi dal servizio di leva e Lidia frequenta l’ultimo anno delle superiori. Matteo, invece, ha interrotto la scuola fermandosi alla licenza elementare ed è diventato meccanico per potersi emancipare il prima possibile a livello economico dalla sua famiglia di origine. Maria e Teresa continuano a frequentarsi sino a quando Matteo inizia a interessarsi a Lidia, diciottenne. Lidia, però, finisce con l’innamorarsi di Alessandro, giovane pianista talentuoso della Pescara bene. Il rapporto tra Maria e Teresa s’incrina, senza arrivare mai a un chiarimento definitivo. Nel frattempo Matteo conosce Giselda, giovane cameriera in un’osteria dei Colli, diventandone l’amante. Quando Matteo si accorge che la ragazza ha iniziato ad affezionarsi a lui decide di troncare. Giselda scopre di essere incinta e non abortisce perché si illude che questa novità possa ricondurre a sé Matteo. Quando viene a sapere che quest’ultimo ha intrecciato una relazione con la moglie di un suo cliente decide di incontrarlo per metterlo davanti alle sue responsabilità ma di fronte alla sua freddezza non riesce a rivelargli nulla. Schiacciata da una situazione che non sa gestire da sola decide di togliersi la vita. Maria e Teresa vengono a sapere per caso della drammatica fine di Giselda. Maria si decide ad affrontare suo figlio, raccontandogli di Giselda e del bambino. Matteo è sconvolto. Mentre si reca a casa della sua amante muore in un incidente. Maria visita la tomba di Giselda, a cui si sente legata per aver perso anch’ella un figlio, confessandole di aver ucciso suo marito per poter assicurare a Matteo un’esistenza migliore, con l’amara consapevolezza di non esserci riuscita.



Il romanzo, in 16 capitoli scritti in prevalenza con la tecnica del narratore onnisciente, si articola in sequenze di tipo fotografico/filmico con descrizioni di ambienti fisici e personaggi, anche psicologiche. Nel testo trovano spazio alcune espressioni locali tipiche, utilizzate per contestualizzare meglio la storia e sottolinearne i punti salienti

PRIMO CAPITOLO

I CAPITOLO

La donna e l’uomo erano al centro di una piccola radura erbosa

e si puntellavano con forza l’uno all’altra, sorreggendosi

per contrastare la legge di gravità. Teresa poggiava il capo

sulla spalla sinistra del compagno e ne abbracciava i fianchi.

Paolo la teneva in vita con una mano e con l’altra le accarezzava

piano i capelli, per tranquillizzarla. Se qualcuno li avesse

scorti da lontano, così avvinti da sembrare una cosa sola,

avrebbe potuto immaginare per entrambi un futuro di amore

eterno.

Il frinire delle cicale di quella giornata di fine agosto scandiva

il poco tempo che restava loro.

Teresa inspirò profondamente, come un tuffatore prima

di gettarsi in mare aperto. Poi, con le ultime energie che le

restavano, si staccò, premendo con i palmi contro il petto

dell’uomo. Voleva liberarsi da un contatto che le faceva male

al cuore.

«Devo andare» gli disse con semplicità.

Arretrò di un passo per sottolineare il senso di separatezza

che le urgeva. Non sarebbero mai divenuti estranei, non

dopo aver condiviso tanta intimità fisica e mentale. Un sottile

filo di complicità li avrebbe uniti per il resto dei loro giorni.

Adesso, però, dovevano lasciarsi.

Paolo non disse nulla, le permise di divincolarsi piano,

con la muta richiesta di ripensare una simile decisione affidata

alla gestualità del suo corpo. Sul viso aveva un’espressione

a metà tra la rassegnazione e il dispiacere. Vedeva sfumare un

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sogno coltivato in silenzio con l’insana speranza di poterlo,

in un futuro indefinito, concretizzare del tutto.

Teresa lo osservò per l’ultima volta. Poi chinò lo sguardo

a studiare una roccia ai suoi piedi, soffermandosi sullo strato

di muschio ingiallito sotto il sole cocente. Dopo quanto gli

aveva comunicato, sentiva di non avere più il diritto di pensare

a lui con desiderio. Trattenendo il rimpianto e la voglia di

stringerlo ancora per un’ultima volta, si girò di scatto e prese

il sentiero che l’avrebbe portata alle prime case del paese.

Era una scorciatoia di cui pochi conoscevano l’esistenza, che

era stata parte del suo patrimonio di esperienze di bambina e

poi di adolescente. Uno dei nodi che la legavano alla natura

di quel posto di montagna antico e solidale da cui, presto, sarebbe

andata via.

Paolo accese una sigaretta con le dita tremanti. Già sentiva

la mancanza di una compagna forte e volitiva con la quale

aveva condiviso amore quando e come aveva potuto. Un

sentimento che lo aveva fatto svegliare al mattino con un sapore

nuovo in bocca, fremente di vita e di calore, una sensazione

che aveva dimenticato. Eppure, acconsentendo a un

amore rubato a terzi, fatto di incontri furtivi e di passione

mai completamente saziata, aveva accettato da subito che

potesse durare solo qualche mese.

Alla fine era così che era andata.

Teresa aveva deciso di dare un taglio netto a una storia

nata quasi per caso. Paolo non aveva preteso nulla, nemmeno

di ricordarle che il loro innamoramento era vero e autentico,

una realtà che non si poteva fingere di ignorare.

L’irremovibilità di Teresa l’aveva spiazzato, condannato a

morte. Se possibile, aveva contribuito ad accrescere la stima

che provava per lei, origine di tutto quel dolore devastante e

agrodolce che lo stava assalendo e che avrebbe richiesto

molta fatica per poter essere metabolizzato.

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Teresa prese la viuzza che portava alla sua casetta, certa di

non incontrare nessuno. Erano tutti appresso alle celebrazioni

religiose in un giorno canonico come quello del santo patrono,

San Bartolomeo Apostolo. Tutti tranne lei e il suo

amante. Si era sottratta adducendo come giustificazione i

preparativi che la impegnavano in vista dell’imminente trasloco

in città. Paolo aveva avuto dalla sua il fatto di essere un

outsider, residente nel borgo di Sant’Eufemia solo per questioni

lavorative e quindi estraneo alle tradizioni locali.

Il fatto di dare buca a un santo cui lei nella sua vita si era

rivolta sempre con grande devozione non la sconvolgeva

troppo. In fondo, aveva scelto di rientrare nei ranghi e rinunciare

all’opportunità di riscoprirsi donna e femmina che la

vita le aveva concesso all’improvviso. Da adesso in poi

avrebbe soffocato i turbamenti e la nuova sensualità che aveva

imparato a riconoscere in se stessa. Lo avrebbe fatto per i

suoi figli.

Suo marito Dario avrebbe continuato a ignorare l’accaduto

e sarebbero tornati la famiglia di sempre, la stessa di pochi

mesi addietro. Una moglie tradizionale e senza troppi grilli

per la testa. Un nuovo cielo a fare da tetto alla quotidianità.

Una casa in affitto a Pescara, una città che avrebbe avuto per

tutti, lei inclusa, poche implicazioni emotive da fronteggiare.

Con calma si specchiò nella vetrina dell’ingresso. Nessuno

avrebbe potuto farle appunti di qualsivoglia consistenza.

Nulla del suo aspetto induceva a sospettare che in lei fosse in

atto una tracimazione dolorosa. Quella stessa che per un po’

avrebbe accompagnato i suoi giorni e le sue notti fino ad affievolirsi

e diventare un bel ricordo sbiadito.

Visibilmente era la stessa di sempre. La sua infedeltà coniugale

non aveva scalfito la sua affettuosità né la sua disponibilità

di madre. Sarebbe stata lei l’unica a fare i conti con

un’unione che non la soddisfaceva più ma che non se la sentiva

di infrangere. Sarebbe stata una donna a metà. Una donna

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a un bivio imboccato a fronte alta e senza nessun ripensamento.

Salvezza e morte assieme, soltanto il tempo avrebbe potuto

stabilirlo.

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Specifiche

  • Prezzo: 12,50
  • Pagine:: 174
  • Anno pubblicazione: 2016
  • ISBN: 978-88-99344-35-1

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