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Sabrina Leonelli
Sotto il sole di Damasco

Sotto il sole di Damasco
SINOSSI

“Si incontrano nella pellicola buia della notte e dei loro cuori, nel centro delle loro speranze, dove mai si sono lasciati da quando si sono visti, lungo il pericoloso crinale delle loro vite complicate. Uno dentro l’altro, come molecole di una storia che irrimediabilmente li ha uniti. Ritrovano il profumo della loro pelle, cercata nelle notti lunghe e solitarie. Spaventati dal senso di eternità che li attraversa e li trasforma per sempre”.

 

E’ poco più di una bambina Giselle. Eppure la vita le ha già mostrato il suo lato più amaro. Quando una notte la baracca in cui vive si incendia e brucia con lei, il padre, cinico e spietato che l’ha sempre sfruttata, facendola esibire in strada come ballerina, decide di venderla a un ricco siriano: con l’eredità del fuoco sulla pelle non gli serve più. Per lei ha inizio l’affannoso cammino verso una vita migliore. Non prima, però, di avere toccato, corpo e anima, la sostanza viscida dell’inferno.

Tra gli scorci di una Provenza di diseredati, ma che sa brillare di sole e poesia e di una Siria che si prepara ai conflitti del 2011, la danza che le darà luce e celebrità e un grande amore sceglieranno per lei chi essere, dando un significato nuovo alla sua vita.

PRIMO CAPITOLO

 

Prologo

 

Marsiglia, bistrot di Mariette, a un soffio dal vecchio porto.

 

È una sera cupa e nebbiosa. Tra i vicoli c’è odore di piscio, ombre oblunghe di uomini e donne ondeggianti di alcool e droga vagolano grevi sui muri scrostati e tra gli ammassi di immondizia puzzolente.

 

Un inferno di balordi e puttane, in una quiete fittizia che stempera l’impeto di chi non ha nulla da perdere, ammorbata da una speranza cieca e mortifera.

 

Il Mariette a quell’ora è affollato, una cappa fumosa e irascibile si addensa nell’aria: basta un nonnulla per accendere una qualsiasi miccia e una qualche disputa in cui brandire coltelli affilati.

 

In un piccolo tavolo nell’angolo appartato del locale, due uomini stringono un patto scellerato. Per un caso fortuito si sono incontrati, e nello scambio limaccioso del loro ardire hanno dato nuova linfa ai propri destini.

 

Sono Fernand, francese di adozione, che vive di espedienti e si arrabatta facendo da anni esibire la figlia Giselle, ormai tredicenne, nelle strade e nelle piazze della città, con spettacoli acrobatici in cui fa emergere la sua abilità ginnica degna di una perfetta scimmietta ammaestrata, e con cui arraffa qualche spiccio per sfamarsi in attesa di qualcosa di più lucroso, e Tariq, un ricco commerciante siriano, amante della bella vita e delle giovani donne, che sta festeggiando il buon esito di uno scambio commerciale con i paesi arabi.

 

Ebbri di alcool, istinto per il business e grande scaltrezza, i due uomini finiscono per scambiarsi alcune battute e nell’inespugnabile fortezza di quella complicità concludono con soddisfazione il loro accordo.

 

Il padre di Giselle, seppur ubriaco, intravede con lucida determinazione l’occasione che fa per lui. Parla all’arabo della figlia, con dovizia di particolari e qualche accenno melodrammatico, gettando enfasi sulla sua bellezza e le sue qualità atletiche. Si spinge oltre, e si offre di vendergliela a un buon prezzo per farne ciò che vuole; strizzandogli l’occhio con malizia, gli consiglia persino di sposarla.

 

Il siriano, in quell’atmosfera bizzarra che si è venuta a creare, mette a fuoco per la prima volta la sua condizione di ultra quarantenne celibe, pronto a pensare al matrimonio. Entrambi, assorbiti dal delirio di potere tutto, condividono che a un certo punto della vita a un uomo fa bene ritrovare a casa una donna che lo attenda e si prenda cura di lui. Finiscono per riderci su come vecchi amici, stringendosi la mano e schioccando i vetri dei loro boccali di birra.

 

Tariq, pulendosi le labbra bagnate con il dorso della mano, firma un esorbitante assegno; il padre di Giselle lo stringe in pugno come garanzia di una lauta pensione per la sua vecchiaia ed esce dal bar, generoso di avere affidato la sua piccola a solide mani.

 

Nessuna prospettiva edificante per Giselle che sta dormendo nella catapecchia occupata da qualche mese con il padre, nella banlieue marsigliese, assieme a qualche derelitto di passaggio. Non sa ancora dell’accordo che in quell’istante le mani ruvide dei due uomini stanno sancendo. La sua mamma è morta che era ancora piccola e Fernand è tutto ciò che le resta della sua famiglia: e non è tanto, visti i guai che fino a quel momento le ha procurato.

 

Ma quella è proprio una notte diversa dalle altre e i suoi sogni di riscatto e speranza, sempre più sopiti e fiaccati dalla vita grama e dai duri allenamenti che il padre le impone, languono nelle imminenti ore di terrore che l’attendono. La vecchia torcia lasciata accesa dall’uomo prima di uscire appicca il fuoco alla baracca e Giselle brucia tra vecchi stracci e cartacce che circondano il suo giaciglio. Brando, il vecchio clochard che divide con loro quel rifugio di disgraziati, sta rientrando da una delle sue serate da randagio, quando vede le fiamme alzarsi e invadere le putride assi di legno. Quando Fernand arriva, Giselle è già stata portata via da un’ambulanza: Brando è riuscito a condurla all’esterno e a coprirla con una pesante coperta per soffocare il fuoco che le ha intaccato i miseri vestiti, e ha dato l’allarme.

 

Giselle è viva, bruciata in buona parte del corpo, ma salva, grazie a Brando. Resta per mesi in ospedale. È stata una fortuna per il padre aver strappato l’accordo a Tariq prima dell’incendio, come si è detto egli rincuorandosi. Ora la figlia non gli serve più a niente e il ricco siriano ha già sborsato fior di quattrini per averla.

 


 

 

Specifiche

  • Prezzo: 10
  • Pagine:: 110
  • Anno pubblicazione: 2019
  • ISBN: 978-88-9347-145-9

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