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Maggie Van Der Toorn
Colori Invisibili

Colori Invisibili
SINOSSI

Quando le vite di remo e Alba si incrociano nessuno dei due è pronto per una relazione con l'altro. Eppure, in una Roma assolata e antica, sentono in qualche modo che legarsi ancora a qualcuno è possibile, anche se la cosa richiede uno sforzo enorme. Alba ha appena iniziato a lavorare in un albergo. Non è di certo l'impiego dei suoi sogni, ma è comunque un passo importante verso una nuova vita, per lei e per suo figlio. Ora è arrivato il momento di guardare avanti, dimenticare i turbolenti anni vissuti, e ricominciare. remo è un agente immobiliare a Roma. Intrappolato tra contratti da chiudere e case da vendere, negli ultimi tempi è caduto in uno spirale di stress e di starni mal di testa, proprio quando pensava di essere riuscito, per quanto possibile, a lasciarsi alle spalle il periodo più doloroso della sua vita. Il contatto con Alba, la sua pelle, la sua voce, dovrebbe rinfrancarlo, donargli nuova energia e aiutarlo a distendersi. eppure, nonostante lei gli sembri tutto ciò che mai avrebbe immaginato di poter riavere, i suoi dolori non diminuiscono. Anzi, lo trascinano verso il baratro: ad un tratto, senza capire come, Remo non vede più i colori. Cosa sta accadendo? E come confessare ad alta voce quello che sta vivendo se neppure lui riesce a capirlo? Ma soprattutto, finirà mai? 

PRIMO CAPITOLO

La quiete dell’oscurità lo incatena al letto. Se ne sta lì ad occhi aperti, nel buio della sua stanza, nel silenzio. Conosce ogni angolo, la posizione dei mobili: il comò in stile ottocento con le camicie stirate in modo impeccabile, come esige lui dalla donna di servizio, l’armadio di fronte al letto con le giacche grigie, blu e nere che indossa per lavoro e i jeans e le magliette per il tempo libero.
Potrebbe attraversare la camera in quel buio più completo senza urtare nulla, ma preferisce aspettare ancora un po’ prima di alzarsi. Neanche un filo di luce oltrepassa gli scuri della finestra, eppure è certo che fuori ci sia un sole splendente, pur essendo mattino presto.
Maggio, il mese più dolce, quando i colori della natura sono freschi, ancora lontani dall’essere bruciati dal troppo caldo. Sarebbe bello andare al mare, prendere la barca e allontanarsi il più possibile dalla costa, ma Remo può solo immaginarlo.
Si è svegliato con il mal di testa, come tutte le mattine da un po’ di tempo. Perfino i capelli gli fanno male. È lunedì, un altro inizio di settimana. Lentamente si alza, barcolla e fa scivolare i piedi sulla frescura della ceramica, verso la finestra. Lo sguardo viene catturato dal prato, tagliato proprio l’altro ieri dal giardiniere. L’albero di limone, con i suoi boccioli bianchi, è un vero incanto.
Deve prepararsi per andare al lavoro. Lo specchio del bagno riflette l’immagine di un uomo non più giovanissimo, con la pelle segnata dai passaggi del tempo. I capelli, un tempo di un nero corvino, hanno iniziato a tingersi di un grigio chiaro che prima o poi invaderà tutta la capigliatura.
Si sciacqua gli occhi e li guarda da vicino nel riflesso di fronte a lui, il bianco che contorna la pupilla e quel colore indefinibile dell’iride – tra il verde e il grigio ardesia – è attraversato da sottili striature rosso sangue. Con la mano destra si sfiora il mento spigoloso. È ora di radersi, non l’ha fatto nel weekend e ora ha un aspetto incolto. Eppure non trova la forza, è stanco, fisicamente e mentalmente. Appoggia le mani sui bordi del lavandino e divarica le gambe. Dove sono finite quelle mattine piene di energia per affrontare una nuova giornata?
Accende una sigaretta mentre aspetta che il caffè sia pronto. Sa di dover smettere di fumare, ma è troppo difficile. L’acqua della doccia è abbastanza fredda per svegliarlo mentre le mani lavano via i residui della notte. Dall’armadio, d’istinto prende la giaccia grigia e la camicia azzurra: il lavoro richiede un’immagine che esprima professionalità. Infila il computer nella diplomatica e prende le chiavi della macchina.
Si tocca la fronte. Ad ogni scalino verso l’ufficio aumenta il dolore alle tempie.
“Buongiorno Signor De Crescenzo.”
Probabilmente solo Maria, la sua segretaria da oramai quindici anni, e sua madre sono le uniche donne sulla terra a poter capire di cosa abbia bisogno.
“Le faccio il caffè?”
“Sì, grazie. E mi porti anche un bicchiere d’acqua. Ho un mal di testa terribile, devo prendere un antidolorifico.”
“Di nuovo? Deve andare dal medico, non può continuare così.”
“Sì, ha ragione. Prenda un appuntamento per il pomeriggio.”
La osserva. Guarda le sue gambe strette nei collant nonostante la stagione e quel tailleur verde acqua che non le sta niente male per la sua età. Peccato che sia sposata e madre di tre figli.
“Non sarà mica per tutti questi caffè che ha sempre mal di testa?” dice, porgendogli la tazzina.
“Non credo proprio, anzi. Mi aiutano a stare in piedi.”
Accende il computer e digita la password: Amelia. Appare una foto che ha scattato l’estate scorsa dalla sua barca. Il rumore delle onde, l’acqua che sfiora la battigia avvolge la sua memoria, ma il cellulare che squilla lo riporta alla realtà, è Filippo.
“Remo! Come stai?”
“Come vuoi che stia, come al solito. Sempre al lavoro e sempre mal di testa.”
“Hai bisogno di distrarti. C’è quel ristorantino in Piazza Mazzini, si mangia bene. Vieni con me stasera.”
“Perché? Sei in libera uscita?”
“Flavia non c’è, è fuori per un convegno e non ho voglia di mangiare un panino, ne mangio già troppi a pranzo. Vieni?”
È da parecchio che non vede il suo amico, un po’ di buona compagnia gli farebbe certamente bene e accetta con piacere.
È appena arrivato in ufficio, ma sente già il bisogno di uscire per dare qualche tiro alla sigaretta e prendere una boccata d’aria. Scende sul piccolo balcone e quando rientra si rivolge a Maria.
“Ha preso l’appuntamento dal medico?”
“Sì, ma per oggi non c’è posto. Domani mattina alle nove.”
È proprio un lunedì nero, una giornata di quelle da dimenticare.

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