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Angela Colapinto
Paura

Paura
SINOSSI

Si tratta di una raccolta di racconti ispirati al tema della paura: fobie, minacce, ossessioni, relazioni malate e poteri nascosti.

PRIMO CAPITOLO

Un, due, tre…stella!

Un, due, tre...stella! Giocavamo per ore nel corridoio della casa della nonna. Un, due, tre...stella! Una volta al mese mi era concesso chiamare le mie compagne di classe. Un, due, tre...stella! Dalle quattro fino a ora di cena; alle sette non doveva esserci più nessuno. Solo io e la nonna. Un, due, tre...stella! La stessa signora anziana che chiudeva la porta della cucina, prestando attenzione a lasciare sempre uno spiraglio, per poterci spiare da dietro al vetro. Un, due, tre...stella! Eccoci immobili, in attesa del verdetto. Sempre ferma di fianco agli stessi due quadri.

Per quanta attenzione riuscissi ad avere e per quanti calcoli la mia mente di bambina mi concedesse di fare, contare i passi non era sufficiente. Quei paesani immersi nella neve, così felici, nei loro pastrani, di muoversi tra i rami secchi di quel bosco scarno. Sembravano immobili, congelati nella distanza che li separava dalle loro casette, laggiù, all'orizzonte di un paese che non aveva inizio né fine. Le loro bocche erano spalancate, le loro risa mute. Le loro braccia si agitavano alla vista di altre persone, piccole statue in movimento; sembravano chiamarmi e invitarmi a entrare nel quadro con loro. Temevo, fermandomi proprio lì, che le loro braccia si allungassero fino a raggiungermi. Erano troppi i secondi che Sara, ferma immobile in fondo al corridoio, impiegava per dire chi sarebbe dovuto uscire dal gioco. Aveva sempre quella strana espressione sinistra quando si girava verso di noi. Un, due, tre...stella! Pausa. Ed eccola fissarci nell'attesa di vederci vacillare, e poter mietere così la sua prima vittima.

Non capitava mai a me di essere eliminata al primo giro. La signora senza occhi mi aspettava, per regalare alla vecchietta dietro il vetro, il godimento sadico del quale si era nutrita sin dalla mia prima influenza.

«Dormi Sam, io sarò qui nella stanza accanto».

Mi lasciava l'abat-jour accesa. Apriva le tende che dividevano la zona notte dalla zona giorno, cosicché la diagonale potesse offrimi la visuale giusta. Lo sguardo vuoto e assente della signora senza occhi popolava i miei incubi febbricitanti. Urlavo, la chiamavo, dalla stanza accanto la nonna aspettava sempre qualche minuto prima di comparire sulla soglia con in mano il bicchiere d'acqua. Sentivo i suoi passi muoversi veloci verso la cucina, e poi arrestarsi. Di colpo. La tenda, tirata su un lato tradiva la sua ombra proiettata sul pavimento: voleva farmi sapere che lei era lì, presente, a gustarsi a pieno il mio terrore.

Aveva il potere di farmi perdere il gioco al secondo round. Un, due, tre...stella! Resisti Sam, ancora un turno e sarai oltre. Resisti Sam, il suo respiro non è reale. Eppure, mentre cercavo con tutte le mie forze di non cedere, immobile, un soffio spostava i miei capelli. L'alito della signora senza occhi arrivava fino alle mie narici e un tremito attraversava il mio corpo. Sam, ti sei mossa. Ancora oggi, al solo pensiero, odo quello stesso risolino provenire da dietro la porta a vetri della cucina. Sam, sei fuori.

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